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Museo storico della Liberazione - Roma

 A seguito del nuovo decreto Covid, in vigore dal 26 aprile 2021, il Museo riapre dal lunedi alla domenica dalle ore 9:00 alle ore 19:00

Archivio Giuseppe Dosi (I, II, III versamento)

​Profilo biografico. Nacque a Roma il 28 dicembre 1891. Frequentò l’università di Roma dal 1910 al 1913 senza però finire gli studi che riprese più avanti laureandosi quando già era commissario di polizia nel 1929 a Perugia. Amante del teatro e assiduo frequentatore dell’ambiente teatrale si fece scritturare come commediante “generico” dalla compagnia stabile del Teatro Argentina tra il 1911 e il 1912. In quel periodo sviluppò notevoli capacità recitative e di travestimento che gli tornarono molto utili, in seguito, nel corso della sua professione di investigatore. Dosi entrò in Polizia nel 1913, fu destinato in diverse città italiane, tra le quali prima Udine e poi Milano, per rientrare a Roma nel 1918. Primo importante incarico con questa funzione fu svolto a Madeira, tra gennaio 1920 e luglio 1921, dove si trovava la residenza di Carlo d’Asburgo, ultimo regnate d’Austria morto nel 1922, obbligato al confino; Dosi fu inviato allo scopo di informare le autorità sulla situazione molto fragile della politica interna attraverso attività di sorveglianza nei confronti dell’ex regnante e dei suoi sostenitori che volevano rimetterlo sul trono. Per un breve periodo fu anche console dello stato italiano presso l’isola di Madeira. L’esperienza che segnò profondamente la sua esistenza fu l’inchiesta sul “mostro di Roma”, un pedofilo, mai veramente individuato, che uccise quattro bambine tra il 1924 e il 1928. Alle indagini svolte in occasione di quegli episodi seguirono profondi dissidi con i vertici della Polizia e poi del Regime. A partire dal 1928 fu allontanato da Roma e spedito per motivi di servizio in diverse città d’Italia come Cortina d’Ampezzo, Firenze, Urbino e Vasto da cui rientrò nel 1936. La durezza con cui reagì pubblicamente a quelle ingiustizie lo portarono all’arresto e l’incarceramento a Regina Coeli nel 1939 e all’internamente all’ospedale psichiatrico di Santa Maria della Pietà dove rimase fino al gennaio 1941. Quando fu liberato non fu reintegrato al suo posto di lavoro in polizia, ma riuscì a trovare un’occupazione come funzionario amministrativo presso l’Eiar (Ente italiano per le audizioni radiofoniche) dove si occupò di pratiche amministrative, di controllo e vigilanza. Assistette anche all’arrivo degli alleati americani del 4 giugno 1944. Quella stessa mattina egli si diresse a via Tasso, sede del carcere delle SS tedesche abbandonato velocemente nelle ore precedenti e preso d’assalto dalla popolazione, riuscì a scattare fotografie utili per la documentazione dei fatti e salvò un grandissimo numero di documenti tedeschi lì conservati che rischiavano la distruzione dalla folla inferocita1. Prese immediatamente contatti con gli Alleati e si mise a loro disposizione divenendo presto, a fine giugno, “tecnico speciale” in campo investigativo per il controspionaggio prima alla German Section poi alla Political section del Cic – USArmy (Counter Intelligence Corp) svolgendo il ruolo di collegamento tra le autorità americane, il Ministero dell’Interno e la Questura di Roma.  La collaborazione con gli americani terminò nel giugno del 1946. Nella seconda metà del 1946 gli venne affidata la direzione dell’Interpol italiana presso la Direzione Generale di Pubblica Sicurezza. Con questo ruolo intervenne a numerose assemblee delle commissioni internazionali che si svolsero in diverse città del mondo dove, di volta in volta, venivano trattati argomenti diversi sulla criminalità internazionale. Nel 1956, posto in congedo, fu nominato commendatore della Repubblica. 

Archivio Giuseppe Dosi. Documentazione prodotta e raccolta da Giuseppe Dosi acquisita più tranche a partire dal 2009 al 2019. L’archivio è il frutto di una sedimentazione documentale di natura eterogenea voluta dal soggetto produttore effettuata nel corso di un’intera esistenza, infatti, il complesso documentale riflette i suoi molteplici interessi e la volontà di conservarne memoria attraverso testimonianze di diversa natura e origine. Il complesso documentario contiene materiale di eterogenea natura e origine sia come contenuto che, come tipologia, (fotografie, cartoline, articoli di giornale, biglietti da visita, corrispondenza, menù, ricevute di pagamento) conservati da Dosi in base a un proprio criterio definito dall’argomento trattato.  Si trovano conservate le ricostruzioni di alcune vicende giudiziarie dell’epoca fascista e del dopoguerra, fatti di cronache nazionali e internazionali, vicende politiche, attività investigative e didattiche, vicende legate all’occupazione nazista di Roma. Non manca un nutrito gruppo di carte che testimoniano momenti di vita privata e interessi culturali del soggetto produttore.  La particolarità di questo fondo è la continua implementazione di nuovi documenti all’interno di ogni fascicolo, infatti Dosi aveva l’abitudine di incrementare costantemente i raccoglitori inserendo, alla fine di ognuno, documenti che riguardassero o avessero attinenza con gli affari trattati anche se conclusi da tempo. La struttura del fondo “Archivio Giuseppe Dosi” consiste, per il primo versamento, di 4 serie già individuate:

Serie 1. Operazione via Tasso,  
Serie 2. Attività svolta nel CIC,  
Serie 3. Polizia internazionale
Serie 4. Ricerche, studi e pubblicazioni, raccolte in 4 unità di conservazione;
per il “secondo versamento”, oggetto del presente ordinamento, si è proceduto all’individuazione di 3 serie che risultano assimilabili (per contenuto ed estremi cronologici) al primo versamento:
Serie 1. Attività svolta nel CIC 
Serie 2. Polizia internazionale - Interpol
Serie 3. Carte diverse

Consistenza: 37 faldoni

Strumenti archivistici  Inventari a cura di Alessia Glielmi e Doriana Serafini 

Bibliografia: Alessia A. Glielmi, Guida all'archivio del Museo storico della Liberazione, Vecchiarelli, Manziana, 2015; Alessia A. Glielmi, Giuseppe Dosi: la storia dell’uomo, il caso del suo archivio, in «Dosi: l’inventore italiano dell’Interpol», a cura di Raffaele Camposano (Ufficio Storico della Polizia di Stato), Quaderno 2, Roma, 2015, p. 29-65; 207-219; Alessia A. Glielmi, Roma nazista e la sua difficile memoria. il ruolo strategico dell’archivio del Museo storico della Liberazione, in «Culture del testo e del documento», 14., 2013, n° 40. Gennaio-Aprile, p. 27-50: ill.; Alessia Glielmi, Dalla professionalità all’antifascismo. Storia di Giuseppe Dosi, dirigente della Polizia, in «Miscellanea in onore del prof. Piero Innocenti», Vecchiarelli, Manziana, 2011.