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Museo storico della Liberazione - Roma

 A seguito del nuovo decreto Covid, in vigore dal 26 aprile 2021, il Museo riapre dal lunedi alla domenica dalle ore 9:00 alle ore 19:00

Celle di segregazione

Al secondo e al terzo piano, nei locali che in un normale appartamento fungono da ripostigli, c’è un vano stretto, senza finestre, che era utilizzato come cella di segregazione. Vi era rinchiuso in isolamento e tenuto senza cibo per fiaccarne la capacità di resistenza, un prigioniero ritenuto particolarmente importante per le informazioni che avrebbe potuto rivelare, se avesse ceduto alle feroci torture alle quali era sottoposto durante gli interrogatori.

Sui muri, che non erano ricoperti da carta da parati, sono incise frasi e calendari che i prigionieri scrivevano per tenere conto del passare del tempo e mantenere un contatto con la realtà, oltre che per lasciare una testimonianza del proprio passaggio. Il prigioniero scriveva con qualsiasi mezzo: un chiodino tolto dalle scarpe, un mozzicone di matita che con grave pericolo era riuscito a tenere nascosto, o addirittura con le unghie.

Nella cella del secondo piano si leggono citazioni letterarie 
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave senza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!
(Divina Commedia, Purgatorio canto VI),
frasi in greco, incitazioni alla resistenza alle torture, espressioni di fede in un’Italia libera. 

Sono numerosi i graffiti di Arrigo Paladini : la sua firma seguita dalle parole “condannato a morte”, il “quadro nero” con il calendario che egli stesso incise, dove si legge il giorno della cattura e i giorni delle torture indicati con la parola “botte” e il suo testamento spirituale:

Lascio la vita quando più il futuro mi sorride alla vigilia del giorno più bello. Nessun rimpianto. La certezza di aver compiuto tutto, fino in fondo il mio dovere di soldato, secondo l’imperativo della mia coscienza; la consapevolezza di aver tutto offerto a quell’ideale che sempre per me ha costituito la unica norma di vita; la ferma convinzione di lasciar dietro di me una traccia di pura onestà e di lineare condotta; fanno sì che oggi io possa affrontare la morte con la serenità più grande e lo spirito più alto. In queste ore non posso che sentire il privilegio che mi è concesso poter dare tutto me stesso, fino all’ultima energia vitale alla causa suprema della Patria. Poter a lungo meditare sulla caducità della vita e sulla piccolezza delle cose umane prima di lasciarle per sempre.
A Dio, che dal cielo vede e giudica tutte le miserie della nostra anima, che sa comprenderle e perdonarle, il mio ringraziamento più profondo per la serena fermezza che oggi mi sostiene.
A mio padre, che dall’alto mi guida, la certezza che mai, in nessun caso, suo figlio ha deflettuto da quella linea che lui col suo esempio e il suo sacrificio gli ha voluto indicare.
Alla mia mamma, che consapevolmente lascio nel dolore e nella desolazione, per mantener fede alla mia dignità di uomo e al mio onore di soldato, chiedo perdono, lasciandole la suprema fierezza di aver dato alla Patria il dono più grande.
A
Riretta , che amo infinitamente, la custodia della mia memoria e del mio spirito con la precisa consegna di far vivere sempre la mia idea. Che mi perdoni se le ho spezzato per sempre la felicità.
A tutti gli Italiani l’esempio.
Chiedo perdono a tutti coloro ai quali ho involontariamente fatto del male: per conto mio non serbo rancore ad alcuno.
W l’Italia.
S.T. Arrigo Paladini

Roma maggio 1944

Insieme al calendario di Arrigo Paladini si leggono quello inciso dal generale Sabato Martelli Castaldi che sarà trucidato alle Cave Ardeatine e il nome del professor Pilo Albertelli, scritto da Arrigo Paladini in segno di omaggio per il suo professore, anch’egli trucidato alle Cave Ardeatine.
Interessante la scritta “attenti a” seguita dal disegno di un coniglio, soprannome di un agente dell’OSS (Servizi Segreti) sospettato di essere una spia.
Tragica la scritta “3 sera Enrico partito per il nord, salvo. Per me vita o morte?”. Si riferisce al capitano Enrico Sorrentino che sarà fucilato a La Storta il 4 giugno, mentre Paladini, per la casualità della rottura del camion che avrebbe dovuto trasportarlo con altri prigionieri, uscirà vivo da via Tasso.

Nella cella del terzo piano si vede un graffito con la bandiera inglese, il che rimanda a un prigioniero inglese e prova che ci fu una partecipazione attiva alla Resistenza romana, pagata con la prigionia, da parte di elementi dell’intelligence alleata.
In questa cella attira l’attenzione un graffito con una croce e la parola “Iesus”, certamente un’invocazione in cerca di aiuto spirituale.

La varietà delle scritte dimostra che nella Resistenza romana operavano insieme uomini diversi, alcuni sostenuti dalla fede religiosa, altri da motivazioni umane e civili, tutti con una scelta di amore alla libertà.