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Museo storico della Liberazione - Roma

 A seguito del nuovo decreto Covid, in vigore dal 26 aprile 2021, il Museo riapre dal lunedi alla domenica dalle ore 9:00 alle ore 19:00

Cella Stampa Clandestina

Nonostante le idee politiche diverse e le impostazioni di lotta antitetiche, tali fogli hanno in comune un unico obiettivo: lotta contro i nazisti e loro cacciata dall’Italia e lotta contro i fascisti. I giornali della Resistenza a Roma sono rivolti alla popolazione per diffondere idee e informare. Ci sono giornali di partito come “Avanti”, “L’Azione”, “Bandiera rossa”, “Italia libera”, “il Popolo”, “Risorgimento liberale”, “l’Unitá”, “Voce operaia”, “la Voce repubblicana”, ma anche giornali di studenti come “Nostra lotta”, e fogli di gruppi sociali. Tra i giornali esposti si nota “Spartaco”, che è un falso nazista volto a confondere la popolazione. A rivelare l’inganno ci sono alcuni elementi. Lo stesso titolo: Spartaco, gladiatore schiavo contro i Romani appartiene alla tradizione anarchico-repubblicana più che a quella comunista. Falce e martello sono disegnati al contrario e, ancora, l’uso del doppio colore (rosso-nero) che nessun clandestino usa, perché l’uso del colore richiede denaro e tempo, due elementi non disponibili per i resistenti.

I volantini sono rivolti ai giovani, perché non si presentino agli ordini di leva e alle madri perché impediscano ai figli di aderire al reclutamento.

Appena si entra nella cella, a sinistra, c’è una piccola teca contenente i chiodi a quattro punte , usati per bloccare i mezzi blindati tedeschi (resistenza civile o lotta non armata). Sulla parete di fondo, a destra, c’è la foto di un ritratto di Ignazio Vian, ufficiale e partigiano in provincia di Cuneo, arrestato e ucciso. In una teca è conservato un pane con incisa la frase “coraggio mamma” e sul retro il nome del padre e dei fratelli di Vian. Nel vano murato della finestra c’è una gigantografia che ritrae l’arrivo dell’esercito statunitense sulla via Prenestina. 
Al centro della cella c’è una vetrina dove è esposto un casco della PAI (Polizia Italiana in Africa) in servizio a Roma. Accanto ci sono fogli e pagine di libro aperte che si riferiscono alla produzione di documenti falsi da parte di vari gruppi clandestini della Resistenza. Ci sono anche i timbri utilizzati per redigere documenti contraffatti.