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Museo storico della Liberazione - Roma

 A seguito del nuovo decreto Covid, in vigore dal 26 aprile 2021, il Museo riapre dal lunedi alla domenica dalle ore 9:00 alle ore 19:00

La Repubblica Sociale Italiana

La Repubblica Sociale Italiana (RSI) fu costituita il 23 settembre 1943, contemporaneamente alla nascita del Partito Fascista Repubblicano che sostituiva il Partito Nazionale Fascista. Mussolini, che era stato liberato da paracadutisti tedeschi dalla prigione sul Gran Sasso, assunse le funzioni di capo del Governo. La localizzazione degli organismi del nuovo Stato fu individuata nel nord est della Penisola: area vicino al Brennero, via di accesso ai territori del Reich. I Ministeri furono distribuiti nelle città del Veneto e della Lombardia e la cittadina di Salò, sul lago di Garda, indicata come “capitale” del nuovo Stato

Il nuovo Stato territorialmente corrispondeva a quelle zone della Penisola italiana occupate militarmente dall’ Esercito tedesco; di fatto non fu mai in grado di esprimere un’autonomia legislativa, economica e di controllo del territorio dal momento che, ancor prima della formazione della RSI e per volere diretto di Hitler, sul territorio italiano occupato agivano alti commissari, consiglieri speciali coordinati dall’ambasciatore Rahn quale “plenipotenziario del Reich” che esercitavano un controllo diretto sull’amministrazione italiana. L’attività della RSI consistette nell’affiancamento delle operazioni della polizia tedesca contro gli uomini della Resistenza; e anche il tentativo di arruolamento per l’esercito da contrapporre agli Alleati, sollecitato da numerosi bandi del Ministro della guerra, fallì. La RSI rimase uno stato satellite del Terzo Reich. Il nuovo Stato fu infatti riconosciuto solo dalla Germania e dagli Stati occupati.

Il programma della RSI fu approvato nel congresso di Verona nel novembre del 1943 e conteneva i seguenti punti: ritorno al fascismo delle origini socialiste e repubblicane denunziando il tradimento della monarchia; abbandono dell’ordinamento corporativo e istituzione di una Confederazione Nazionale del lavoro; la Repubblica era concepita come presidenziale con votazioni quinquennali che prevedevano il partito unico fascista, riconoscendo la carica di “duce” a Benito Mussolini.