Irene Salvatori

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Buon compleanno Museo storico della Liberazione!

1955-2020.

I musei sono “contenitori” architettonici, molto spesso grandiosi e di eccezionale bellezza. Abbagliano gli occhi dei visitatori, stupiscono, meravigliano e incantano. Il Museo storico della Liberazione è di altro tipo. Contenitore e contenuto coesistono in un unicum irripetibile. Non è la bellezza di un’architettura o di un reperto che accoglie il visitatore, ma un abisso, un tuffo nella profondità della coscienza. Cosa fosse l’edificio di Via Tasso è noto a tutti; il palazzo fu la sede del carcere nazista nella Roma occupata, nella mistificazione ipocrita di una “città aperta” che strinse per nove mesi la Capitale tra orrore, terrore e fame. Ma Roma e i romani resistettero, sopravvissero, ma soprattutto lottarono e il 4 giugno 1944, con l’arrivo delle truppe alleate, la città e il carcere furono abbandonati dai nazisti. 1955-2020: due date e due momenti significativi. La prima la conversione di una parte dell’edificio a museo, la seconda è l’oggi, il presente che non dimentica, ma anzi celebra il passato di una città, di un’intera generazione. Unicum irripetibile: sì, accade qualcosa di unico al museo. In queste stanze, davanti ai nostri occhi, mentre guardiamo le stanze/celle, quando il nostro sguardo si sofferma sugli oggetti esposti, nel momento in cui leggiamo i graffiti dei prigionieri che vi furono rinchiusi, ecco è là che sentiamo il tuffo al cuore. Memoria e storia, si fondono e intrecciano, questa è l’unicità della quale, istante dopo istante, l’osservatore acquista consapevolezza. Ci si sente storditi e spiazzati. “Ma allora è tutto vero!” “Oddio ma ci sono finiti tutti qua dentro, giovani, vecchi, civili, militari, donne” “Guarda, i giornali clandestini… e la camicia di Montezemolo dalle Fosse Ardeatine, e il pane di Ignazio Vian, pensa che il mio liceo aveva il suo nome, non lo sapevo…” “Questo ragazzo, Orlando, ha compiuto 18 anni qua dentro” “Quando il tuo corpo non sarà più…”. Ma il museo è molto altro, il museo è la storia che racconta e insieme ad essa la memoria di coloro che, nel tempo, hanno donato i ricordi dei propri cari là rinchiusi. Il museo è una piccola, discreta ma determinata comunità, di uomini e donne che lavorano e fanno volontariato, perché il ricordo non svanisca, stretti intorno alla guida del professor Antonio Parisella.Auguri museo e auguri a voi tutti, che accogliete con il sorriso i vostri ospiti e che, con gentilezza e competenza, vi adoperate perché in noi rimanga salda la conoscenza di quegli ideali che guidarono gli uomini e le donne protagonisti della Resistenza e della Liberazione di Roma. 

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