25 Aprile 75° Anniversario Liberazione1

La mostra "Roma Prigioniera" ricostruisce i diversi momenti dell’occupazione tedesca  dal settembre 1943 al giugno 1944, con particolare attenzione agli aspetti della vita quotidiana e alla storia dell’edificio di Via Tasso
 
 

Osserviamo il pannello intitolato “Un’estate rovente”. Le città industriali del nord scioperano per il pane, i bombardamenti e protestano contro l’inflazione. Con i numeri 1 e 2 vediamo l’immagine degli operai di Sesto San Giovanni e un’edizione de “l’Unità” dedicata allo sciopero di 100.000 lavoratori torinesi. Nel frattempo la Sicilia è invasa dagli angloamericani: nelle immagini 3 e 4 vediamo mezzi da sbarco e la famosa foto di Robert Capa di un contadino che indica la strada ad un militare. Il 19 luglio un bombardamento colpisce lo scalo merci e il quartiere operaio di San Lorenzo, come si evince nelle immagini 5, 6 e 7. Questi avvenimenti sfociano nella riunione del Gran Consiglio del fascismo nella quale si chiede al re di togliere il comando militare a Mussolini, come si evince nella figura 8. Intanto un altro bombardamento, quello del 13 agosto, si abbatte sui quartieri Prenestino, Casilino e Tuscolano come documentato da foto 9-10-11. Il nuovo governo, guidato al generale Pietro Badoglio, accetta allora la resa senza condizioni diffusa a Radio Algeri dal generale Eisenhower. Al numero 12 alcuni giornali annunciano la firma dell’armistizio dell’Italia con gli angloamericani.

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2. Difendere Roma 

Il 9 settembre le Forze armate, poste a difesa, ingaggiano duri combattimenti nel settore occidentale e meridionale della città (Prenestina, Casilina, Tuscolana, Appia, Laurentina, Ardeatina, Ostiense, Via del Mare) e in quello a nord ed est (nei comuni di Monterosi, Bracciano, Monterotondo). Le vicende sono qui illustrate con strisce di fumetti prodotti dal Museo e dall'Associazione Granatieri. La prima immagine riproduce il Ponte della Magliana alle prime luci del giorno, allo scoppio delle ostilità. Nella seconda si nota lo schieramento delle forze in campo. La terza documenta la partecipazione di gruppi civili. Non mancano episodi di vero eroismo. Un esempio è la barricata nei pressi della Casetta Rossa alla Montagnola dell’immagine 4. Le foto 5, 6, 7 e 8 raccontano l’avanzata e il contrattacco tedesco sulla Laurentina sino al ripiegamento italiano a Porta S. Paolo. Alla fine i comandi italiani sono costretti a concordare il cessate il fuoco, sopraffatti anche dall’efficacia dei mezzi tecnici degli ex alleati germanici. Le immagini 9, 10 e 11 seguono le tappe di questi avvenimenti e restituiscono anche l’accordo firmato nel quartier generale tedesco di Frascati. Con il numero 12 si vede invece la composizione delle forze italiane per la difesa di Roma.

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3.Città prigioniera: ordini e divieti

Il comunicato dell’agenzia giornalistica ufficiale Stèfani (come da foto 1) rende noto l’accordo tra il comando tedesco e quello italiano: Roma viene allora affidata ad un’autorità italiana, chiamata città libera o città aperta (che vivrà però pochi giorni). Nell’ immagine 2 si vede una notifica sul divieto di possesso e trasporto di armi ed esplosivi e conseguente pena di morte per i trasgressori e un’ordinanza sulla circolazione degli autoveicoli come da foto 7. Dal 23 settembre il potere tedesco su Roma sarà totale come chiaramente indicato dal manifesto bilingue della foto 3 del Feldmaresciallo Albert Kesselring, che il mese successivo vieta anche l’ascolto di trasmissioni radiofoniche diverse da quelle fasciste e da quelle tedesche, come si evince dall’immagine 12. Nel frattempo Mussolini è liberato dalla prigionia del Gran Sasso. Si forma la Repubblica Sociale Italiana, che i tedeschi considerano come esecutiva dei propri poteri e priva di reale autonomia (nonostante a capo vi sia il generale Calvi di Bergolo, genero del re Vittorio Emanuele). Nelle immagini 8,9 e 10 sono documentati alcuni avvisi e azioni di propaganda della stessa. Le foto 4 e 5 mostrano alcuni paracadutisti tedeschi che occupano Piazza San Pietro, episodio che colpisce anche il pittore satirico Pio Pullini, autore di “Al confine della Città del Vaticano” come da numero 6.

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  1. 4.Città prigioniera: I luoghi della repressione 

La forte e condizionante presenza degli occupanti si fa sentire anche attraverso l’uso di edifici storici della città per attività di controllo e repressione, soprattutto nelle zone del centro. L’invasione nazista disegna così una sorta di topografia del terrore, tocca aree urbane che il popolo evita di frequentare e addirittura nominare: Via Tasso, per esempio, viene indicata con giri di parole. Sui muri della città ordini e divieti si alternano a quelli della propaganda, che dipinge a tinte fosche coloro che si oppongono in nome dell’identità nazionale e della libertà, come nei manifesti 4 e 11. Ripercorriamo alcune tappe di questa mappa della repressione. La prima immagine rappresenta Villa Wolkonskj, in Via Umberto Biancamano, sede dell’ambasciata tedesca. La seconda si riferisce proprio all’edificio di via Tasso. La terza raffigura l’Albergo Flora in via Veneto, prima sede del Comando territoriale e del Tribunale di guerra (poi trasferito in Via Lucullo), obiettivo di un’ardimentosa azione armata dei Gruppi di Azione Patriottica. La quinta è il particolare di una memoria di Via Lucullo, sede del Tribunale militare territoriale tedesco che aveva condannato gli oppositori al carcere da scontarsi in Germania poi mutato per alcuni in lavoro forzato e alla fucilazione al Forte Bravetta (ricordata con il numero 8). Dall’11 ottobre 1943 al 3 giugno 1944, sono state eseguite anche quelle del Tribunale militare di Guerra germanico. La foto 6 offre uno scorcio di Palazzo Braschi: sede della Federazione dell’Urbe del Partito fascista repubblicano, il cui gruppo dirigente viene arrestato il 25 novembre 1943 per attività di mercato nero e violenze sui prigionieri. Vediamo il Carcere di Regina Coeli con il numero 7; mentre le immagini successive testimoniano due luoghi dove ha infierito la Banda di Pietro Koch (formazione non regolare di polizia fascista), non seconda alle SS come ferocia e sadismo. Si tratta della Pensione Oltremare in Via Principe Amedeo (con il numero 10) e della Pensione Jaccarino in Via Romagna (con il numero 9). Chiude questo ciclo lo Studio-allegoria di Renzo Vespignaniintitolato L’eleganza del potere ed esibito con il numero 12.

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5. Città in guerra. 

L’occupazione nazista si sovrappone su una città già sconvolta dalla guerra. Lo stesso aspetto ne è profondamente mutato a causa della protezione antiaerea dei monumenti e degli edifici, come si vede nella foto 1. La foto 2 mostra invece un esempio di Orti di guerra ai Fori Imperiali, da cui si evince il tentativo di supplire alle necessità alimentari. Incisiva novità è quella dell’inserimento delle donne in diversi ambiti della produzione e dei servizi: nelle immagini 4-5-6 e 7 vediamo delle operaie nell’industria bellica e addette ai pubblici servizi (nettezza urbana, trasporti tramviari, recapito postale). Intanto il coprifuoco (documentato con il numero 3) obbliga le famiglie a restare in casa: spesso parenti o conoscenti sfollati coabitano. Per far fronte alle mille necessità della vita quotidiana è necessario industriarsi, a partire dal cibo scarso per l’inefficienza dei servizi annonari che gestiscono il tesseramento (ricordati qui nel numero 8). Anche per il pane e l’acqua occorre sobbarcarsi a interminabili file, testimoniate nelle foto 9 e 10, senza avere certezza di ottenere qualcosa. La borsa nera diventa una costosa valvola di sfogo (Tor di Nona diviene il centro riconosciuto, come si vede nell’immagine 12) che permette la sopravvivenza a quanti possiedono le risorse per farvi ricorso. Questo tipo di mercato prospera durante l’occupazione e nel dopoguerra, nonostante l’opera repressiva. Pio Pullini in Contingenze del 1944, numero 11, trova modo di ironizzare sul fatto che anche gli aristocratici diventano vittime di questo fenomeno.

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6. Via Tasso. 

Nell’immagine 2 si vede il tenente colonnello Herbert Kappler, durante un vertice delle SS, insieme a Eugene Dollmann, Erich Priebke (primo a destra), Karl Haas (a sinistra). Con il numero 1, invece, l’unica immagine d’epoca dell’intero edificio nella quale si riconoscono lo stemma sull’ingresso al civico 155, le bocche di lupo e le finestre murate dal lato del civico 145. Nella foto 3 si legge l’indirizzo del Comando in calce a un comunicato. Via Tasso era il luogo dove, anche senza motivo, le persone erano portate, interrogate, detenute e torturate. Era possibile uscire solo per essere imprigionati nel carcere di Regina Coeli, inviati al Tribunale di guerra tedesco, per essere condannati alla fucilazione a Forte Bravetta o per scontare pene in Germania o essere trasferiti in un Lager di lavoro forzato, oppure – come è successo – per essere uccisi alle Fosse Ardeatine. Prima di visitare le celle, guardate alcuni esempi di detenzione: quella con il numero 4 è la scheda carceraria di don Pietro Pappagallo. Mentre con il numero 5 la cella più grande, nel disegno di Michele Multedo, militante nel Fronte militare clandestino e qui detenuto. Gli interni attuali delle celle, con grate alle porte, finestre murate, bocche di lupo e prese d’aria sono quelle indicate dal 6 e dal 7. Mentre l’immagine 8 mostra quelle riservate a uomini e donne, che Guido Gregorietti ricostruisce sulla narrazione di Lucia e Vincenzo Florio. I graffiti con il numero 10 sono opera di alcuni prigionieri nella cella di isolamento. Vediamo adesso alcune immagini, prese a prestito dal mondo dell’arte: scene di tortura, numero 9, elaborate nel 1945 sulle narrazioni di Roberto Rossellini (“Roma città aperta”) e Mario Mafai (“Tortura”). L’immagine 11 rappresenta “La libertà riconquistata” di Francesco Cretara; mentre la 12 ritrae un nazista in un dipinto di Renzo Vespignani del 1975, intitolato “La bellezza del potere”.

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7. Deportazioni 

La deportazione di interi gruppi sociali e il loro concentramento in campi destinati allo sterminio o allo sfruttamento è uno dei caratteri tipici dell’organizzazione sociale dell’occupazione nazista. Oltre alla più nota Shoah, vi è la deportazione contro gli oppositori politici e quella dei lavoratori forzati. In Italia – per le particolari vicende politico-militari – dopo l’8 settembre si aggiunge quella degli Internati militari, cioè dei 600.000 e più prigionieri che avevano rifiutato di collaborare. Le immagini di questo pannello ripercorrono alcuni tragici momenti. Le prime due si riferiscono alla cattura e al successivo trasferimento verso la prigionia di militari italiani dopo la difesa di Roma. La terza immortala la Tuta del Lager del sottotenente Vincenzo Colella (quella originale è visibile nella cella 14 del terzo piano). La quarta immagine ritrae un gruppo di Carabinieri inquadrati da militari tedeschi. Ne vengono internati circa 2500. La quinta mostra la drappella della caserma dei Carabinieri Podgora, da cui sono catturati gli effettivi (anche in questo caso l'originale è esposto al piano superiore). Il frustino in uso dai guardiani, riportato dal carabiniere Giuseppe Fornataro, è indicato dall’immagine 6. Il disegno 7 documenta la razzia e la deportazione di 1022 ebrei romani del 16 ottobre 1943, in uno studio di Georges de Canino su “Ricorda, Roma”. Il foglietto al numero 8 riporta pratiche indicazioni al momento della cattura, come quella della tavola 9 in cui Pio Pullini rende omaggio a delle famiglie ebree. Emozionante è invece il biglietto lanciato da un carro ferroviario, con il numero 10, nel quale un deportato chiede di avvisare i familiari (anche questo è esposto successivamente nella sala della persecuzione degli ebrei). L’immagine 11 ricorda un episodio di deportazione del 1944: vediamo oltre trecento oppositori politici e sociali schedati dalla Questura. Infine, con il numero 12,unrastrellamento di massa al quartiere del Quadraro con deportazione per lavoro forzato di circa 800 uomini.

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8. Città ribelle 

L’occupazione trova un’opposizione popolare spontanea. L’organizzazione della lotta intorno al Comitato di Liberazione Nazionale e ai partiti procede in sintonia con la ribellione popolare. Gli occupanti si rendono conto della situazione, anche attraverso le scritte sui muri come quella indicata dal numero 4. La frase contro il re, che comunque potrebbe essere stata anche di mano fascista, interpreta un sentire diffuso dopo la fuga dell’8 settembre. Nell’immagine 7 si legge una scritta esplicita contro l’occupante. Ci sono poi gli strumenti di lotta come i chiodi a quattro punte, (che vedete nell’immagine 3) prodotti autonomamente in officine e laboratori artigiani per attaccare inaspettatamente autocolonne e autocarri carichi di carburanti o esplosivi. Esemplari originali sono visibili nella cella 13 del terzo piano. Inoltre i volantini e la stampa clandestina - che hanno caratterizzato Roma – costituiscono il raccordo tra la Resistenza armata e quella non armata e indicano il coinvolgimento di soggetti sociali diversi. Si veda il volantino con il numero 2 o ancora con i numeri 5-8 e 11 tre giornali clandestini, espressione di movimenti politici nuovi, i cui direttori erano rispettivamente Francesco Cretara, Fedele D’Amico, Leone Ginzburg. Gli originali sono esposti al III piano. Con il numero 1 invece è il “Lavoro Italiano”, stampato legalmente nella tipografia degli ex sindacati fascisti, primo giornale della Resistenza (l’unico esemplare esistente è conservato dal Museo): in esso si da notizia della costituzione del Comitato di Liberazione Nazionale e si chiama la popolazione alla lotta. Si noti il richiamo a Garibaldi come simbolo della rivolta. Le immagini 6 e 9 sono legate al mondo universitario: in una il comitato dell’Unione degli studenti promuove il boicottaggio degli arruolamenti, nell’altra è documentato un appello agli universitari perché blocchino il funzionamento dell’Ateneo. La foto 10 esprime invece una posizione contro i rastrellamenti, i trasferimenti a Nord e contro gli affamatori. E infine l’arte del siciliano Renato Guttuso ci regala la figura di donna (che abbiamo già visto all’ingresso) con il numero 12, assunta a simbolo della ribellione di Roma.

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9. Uccisioni 

I romani sperimentano la cieca brutalità delle uccisioni individuali, che qui ricordiamo attraverso le figure simbolo del vicebrigadiere dei carabinieri Salvo D’Acquisto (foto 2) e di Teresa Gullace, ritratta da Martina Donati (foto 3). Salvo D’Acquisto viene fucilato a Palidoro: per salvare gli altri 22 ostaggi catturati insieme a lui, si accusa dell’esplosione di una bomba scoppiata casualmente uccidendo un soldato tedesco. Teresa Talotta Gullace, invece, viene uccisa da militi tedeschi in Viale Giulio Cesare mentre tenta di dare un pacco al marito catturato durante un rastrellamento. Ma ci sono state anche uccisioni di gruppo (Pietralata, Fosse Ardeatine, La Storta-Giustiniana); le esecuzioni capitali di Forte Bravetta, coperte da una tragica caricatura di processi e di condanne. Non avendo immagini dirette, per ovvie ragioni, ricorriamo alla mediazione illustrativa di alcune opere d’arte e così vediamo nelle immagini 1,4 e 12 Francisco Goya, Aligi Sassu e Renato Guttuso e le rappresentazioni di esecuzioni capitali durante l’occupazione napoleonica della Spagna e durante la guerra civile. Il 22 ottobre 1943, come potete vedere nel comunicato con il numero 5, avviene invece l’esecuzione della prima rappresaglia per l’uccisione di un militare tedesco negli scontri con popolani e partigiani che asportavano viveri e materiali abbandonati nel Forte di Pietralata (ricordata anche da Elsa Morante nel romanzo La Storia). Sei mesi dopo, al Ponte dell’Industria di Portuense, altre dieci donne (immagine 7) vengono fucilate (alcune si salvano miracolosamente) per aver partecipato all’assalto al Forno Tesei. La foto 11 è quella di un monumento commemorativo in località La Giustiniana (parte del territorio di La Storta) dove vengono uccisi 14 prigionieri provenienti da Via Tasso, diventati ingombranti per un reparto di SS in ritirata. L’immagine 6 si riferisce al terrapieno di Forte Bravetta, dove durante l’occupazione nazista sono stati fucilati oltre 60 partigiani. Le figure 8, 9 e 10 sono dedicate alla strage delle Fosse Ardeatine con il comunicato di quanto avvenuto.

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10. Pane, pace, libertà. 

Tra lo sbarco di Anzio-Nettuno e la strage delle Fosse Ardeatine, la situazione della città (ancora sottoposta a bombardamenti alleati) si fa più difficile. La pressione sulla popolazione diventa sempre più forte sia per le difficoltà alimentari sia per l’intensificazione dei rastrellamenti. Agli occupanti serve manodopera sia per i trinceramenti al fronte, che per le fabbriche in Germania e la Repubblica Sociale Italiana spinge per gli arruolamenti dei giovani. Nel frattempo diventano sempre più importanti le attività partigiane, le manifestazioni di massa e altre espressioni di lotta non armata.Quiricordiamo soprattutto gli assalti ai forni con la prima immagine di un volantino delle donne comuniste a sostegno della lotta per il pane e della pace. Nella seconda si vede Caterina Martinelli, uccisa da un milite che spara alle donne durante l’assalto per il pane. Anche l’ungherese Gyula Derkovits rimane colpita dall’evento, come si osserva nella foto 3. Contemporaneamente, si registrano la battaglia contro il reclutamento dei giovani per il rispetto della città aperta e contro i bombardamenti; e ancora le proteste degli operai negli impianti industriali devastati dalle bombe e depredati dai nazisti. Nella foto 7 si vede l’invito del Partito d’azione a mobilitarsi per il 1° maggio, quando bandiere rosse vengono esposte in più punti della città. Le foto 8 e 9 si riferiscono ad una mobilitazione per la manifestazione del 3 maggio e ad un massiccio sciopero delle tabacchine di Piazza Mastai e dei tipografi de “Il Messaggero”, con deportazioni di partecipanti. I tedeschi minacciano con le armi i tramvieri. Un altro episodio è quello che ha per protagonista il dodicenne Ugo Forno, morto in un combattimento contro guastatori germanici che minano il Ponte Salario, come si vede nella foto 10 del pannello. A quest’evento s’ispira anche Roberto Rossellini in “Roma città aperta”. Segue una carrellata di immagini, cominciando dalla 4 che mostra “La caccia agli Arlecchini” di Aldo Carpi: il fenomeno del rastrellamento è connesso alla stessa esistenza del nazismo. Nella foto 5 vediamo un’enorme folla che accorre in Piazza San Pietro per ascoltare il discorso del Papa ai belligeranti per la Pasqua, in occasione del quinto anno di pontificato. Cattolici comunisti, attiviste e militanti trasformano l’evento in una grande manifestazione per la pace, come da immagine 6La foto 11 è quella di un volantino satirico di propaganda alleata; la 12 mostra notizie e commenti della stampa clandestina sulla desiderata liberazione.

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